[...] E aprendo la bocca in una risata compiaciuta, aveva aggiunto: "Il popolo subisce la miseria, ma non la ama. Per questo si abbandona a carnevali stupendi, e si costruisce un'illusione, qualcosa di grande". E alle mie obbiezioni di un europeo con una visione "libresca" della cultura e un pregiudizio tipicamente italiano rispetto all'importanza da concedere al folklore e a quello che noi chiamiamo esotismo, mi aveva dato una breve lezione su come andrebbe letta un'espressione popolare.
"Credo che il carnevale sia una grande festa della cultura, una grande realizzazione della cultura popolare. Hai visto le filate al "sambodromo" come sono bene organizzate rispetto alla quotidianità della cultura brasiliana? E nello stesso tempo quanta allegria c'è per la gente del Morro, la collina della favela dove vive la gente più povera della città?
Fanno economia tutto l'anno per preparare questa straordinaria dimostrazione della propria creatività. Nell'originalità della cultura brasiliana, che nasce dall'incontro delle 3 razze, nera india e bianca, il carnevale è l'espressione della forza di un popolo che vive in una grande miseria, non ha nulla e, malgrado questo stato di cose, è capace di creare una festa straordinaria. Questa è una popolazione proprio invincibile. Credo che il carnevale sia tra tante sconfitte, una delle prove che i brasiliani non sono vinti ma vanno avanti".
Nonostante la mia lunga consuetudine con l'entusiasmante diversità del pensiero brasiliano e la frequentazione e l'amicizia con Vinicius de Moraes, il poeta che ha storicizzato il samba, o con Antonio Carols Jobim, il musicista che ha messo in crisi la supponenza di alcuni jazzisti americani, o la conoscenza del paradossale Chico Buarque de Hollanda, tanto timido che coraggioso e ironico, quell'approccio e quella difesa del carnevale mi era sembrata esagerata. Il carnevale non era forse stato, in molti casi l'oppio che le dittature militari avevano elargito a piene mani insieme al calcio, affinché il popolo dimenticasse tutto, anche i più elementari diritti negati? Jorge mi aveva stupito ancora una volta: "Gianni, non si può leggere il Brasile e l'America Latina con le stesse chiavi con le quali voi interpretate la vostra vita in Europa. Il carnevale viene da molto lontano. Cambia il potere, cambiano i regimi, ma non il carnevale. Se c'è uno straccio di democrazia, come in questo momento in Brasile, il carnevale si esprime in un certo modo, più allegro, più evidente. In altre stagioni, invece, ha usato le metafore. Ma non ha mai eluso la realtà. Quest'anno, per esempio, sono stati offerti dai carri e dalle coreografie delle varie scuole, immagini politiche molto forti. Si è scelto di cantare la storia del Brasile, la sua indipendenza, il suo anelito di libertà, le scuole hanno deciso di far cantare e danzare artisti e figuranti in omaggio alla democrazia ritrovata. Interpretare il carnevale come oppio del popolo è dogmatico, settario. Tutto noi abbiamo avuto il nostro periodo dogmatico, e tutti noi lo abbiamo pagato. La verità più scomoda è che il popolo non è dogmatico".
Tratto da un'intervista di Gianni Minà a Jorge Amado (intellettuale brasiliano)
Il Projeto Familias de Novos Alagados è un'iniziativa dei missionari della Consolata volta al sostegno delle famiglie più bisognose.