Brasile 2005 - Pensieri e impressioni

Diario di bordo - Donato Iannece

Poiché scrivo a posteriori, sono in grado di tirare le somme del mio soggiorno a Salvador de Bahia. Appena arrivato nella mia nuova dimora (poiché io, Alberto e Marco P. eravamo trattati da Maria Josè come veri e propri figli), ero un po' spaesato: non è facile capire come comportarsi con persone estranee e con abitudini e culture differenti mille miglia dalle proprie.
La famiglia ha subito dimostrato il cosiddetto "calor brasiliano": subito inizio alle danze con Arrocha e Fogue e vittoria netta contro i timori iniziali.
Le nostre giornate avevano all'incirca questo programma: 8 al Kilombo, lodi mattutine con Don Mietek, Padre Pedro e gli altri cambianesi e visita alle famiglie fino alle 11.30. Dopo pranzo si scambiavano quattro chiacchere con la famiglia ospitante per comprendere la cultura bahiana, alle 14 in Kilombo per effettuare o altre visite ai meno abbienti della favelas oppure degli incontri molto interessanti con i vari organismi del Kilombo stesso: infanzia missionaria, gruppo di mamme adolescenti, animatori, in modo da comprendere la vera utilità del centro.
L'infanzia missionaria serve a togliere dalla strada gli adolescenti altrimenti usati da tramite dagli spacciatori per trasportare la droga, il gruppo di mamme impara a produrre piccoli manufatti d'artigianato per poi venderli per poter mantenere la "criança", e gli animatori passano le giornate a cercare tra le famiglie chi ha veramente bisogno di aiuto.
Differente come giornata era la domenica poiché nella mattinata partecipavamo alla Santa Messa, pronunciata per metà in italiano e per metà in portoghese. Si capisce subito che è diversa da una nostro normale rito liturgico già dal segno della croce: è cantato e quasi ballato! Ma la cosa più commovente è il segno della pace poiché ci si abbraccia come se si fosse vecchi amici, e dal sorriso e dall'abbraccio che si riceve si capisce quanto la gente ti vuole bene solo perché si è lì in mezzo loro.
Ciò che più mi ha emozionato sono state le varie dimostrazioni di Capoeira: certe mosse credevo fossero possibili solo con l'uso di effetti speciali! Bambini di quattro anni fluttuare per aria come se avessero le ali, assurdo. Bisogna spiegare che la Capoeira è nata proprio qui a Bahia e per la gente locale è come un'arte: camminando per le vie è facile trovare ragazzi e, a volte, ragazze che si sfidano con colpi volanti lasciando chi non conosce la disciplina a bocca aperta.
Molto divertente è stato sfidare a calcio nella "esquadra do Boiadeiro" (la palestra del Boiadeiro) una squadra composta da brasiliani, conclusasi con due nostre sconfitte: loro giocavano a piedi scalzi e la palla sembrava un prolungamento del corpo per la loro bravura.
Come già accennato prima, non è stato solo divertimento: vedere famiglie di otto persone che vivono in case di compensato di trenta metri quadri fa rabbrividire, ma queste persone vanno avanti, sanno di avere poco e forse niente, ma non ci pensano, sorridono e vivono in allegria.
Ora tornato in Italia, nel lusso sfrenato a confronto, non riesco a dimenticare ciò che ho vissuto e mi capita a volte di estraniarmi dal mondo e pensare a quella che molti definiscono la più bella città del mondo: dalla "saudade" (nostalgia) che essa mi provoca capisco che chi ha pronunciato questa frase forse ha ragione.
Salvador è bella non per la città in sé, ma per la gente che ci abita che vale molto più di qualsiasi cosa al mondo.

Donato


Projeto Familias

Padre Pietro Parcelli (29/06/1938)
padre Pietro Parcelli

Il Projeto Familias de Novos Alagados è un'iniziativa dei missionari della Consolata volta al sostegno delle famiglie più bisognose.