Bambini a 40 anni con le auto elettriche
Una Monza in miniatura nella parrocchia di Cambiano
Ecco il testo dell'articolo apparso domenica 28 marzo 2010 sulle pagine locali del quotidiano "La Stampa", a firma di Federico Genta, dedicato al gruppo "Le Ali Racing".
Ci sono passioni che negli anni sono riuscite a coinvolgere generazioni di ragazzi. Giochi rimasti quasi immutati nel tempo. Oggetti tramandati gelosamente di padre in figlio. Quella per le auto elettriche è una di queste. Piccoli bolidi da corsa che correvano lungo una canalina di metallo, tra le scintille dei pattini di rame. Piste di plastica che si montavano pezzo per pezzo, disegnando rettilinei e paraboliche tra i mobili di casa. Per molti solo un gioco; per qualcuno un sogno che non è ancora passato, anche se l'adolescenza, a guardar bene, è finita da un pezzo.
L'esperto
Serafino Imbrosciano è un elettrotecnico di 40 anni. Durante la settimana lavora a Beinasco per una multinazionale francese. La sera e nel fine settimana è il presidente del club «Le ali» di Cambiano. Nel vecchio deposito della parrocchia ha costruito un circuito lungo più di quaranta metri. La pista è a quattro corsie e ha tutte le carte in regola per ospitare le competizioni ufficiali. Non manca nulla: ci sono persino le luci per la notturna e tre schermi dove vengono proiettati i tempi sul giro in tempo reale. «È una vita che sono appassionato di modellini, ma fino a pochi anni fa mi piacevano solo le auto telecomandate» racconta Serafino, che a 30 anni ha lasciato la Sicilia per cercare un lavoro in Piemonte. «Arrivato a Torino il mio hobby è finito nel cassetto. Poi, nel 2007 mi sono trovato per caso a vedere una gara di auto elettriche, e da lì è iniziato tutto». Oggi il club conta una ventina di iscritti, e tra questi non poteva mancare chi, i modellini, li tratta per professione.
Il professionista
Giorgio Gertosio di anni ne ha 46. A Chieri gestisce un negozio di giocattoli e modellismo. «Per lo più statico - precisa lui. Un giorno arriva un amico che mi chiede se avevo ancora una vecchia pista per auto elettriche. Gli ho dato le chiavi del mio garage, dove c'erano due scatoloni della Ninko. Non era niente di speciale, si riusciva appena a chiudere un circuito di una decina di metri». All'inizio del club non ne voleva sapere nulla, ma le passioni giovanili a volte giocano brutti scherzi. «Ricordo ancora che dissi a Stefano di chiamarmi per l'inaugurazione, ma che quella sarebbe stata l'ultima volta che mi vedevano al circolo. Invece sono ancora qui, incastrato. Il mio negozio è rimasto più o meno lo stesso, ma se servono cerchi in magnesio, gomme e ammortizzatori professionali, mi basta una telefonata per trovare tutto». Ora Giorgio è diventato il punto di riferimento per chi si avvicina a questo mondo, perché quando si torna a giocare da grandi, la cura per i dettagli può diventare davvero maniacale.
Quello di passaggio
Michele Rutigliano ha varcato la soglia dell'oratorio per ac-. compagnare suo figlio a vedere la pista. Poi il più piccolo dei due se ne è andato e l'altro è rimasto lì. Adesso ha quindici macchine e una valigia carica di accessori. «Chi l'avrebbe mai detto. Sono stato stregato da questo posto. È come tornare bambini a quarant'anni. E trovare persone che vivono la stessa sensazione favorisce un legame d'amicizia davvero particolare». Di lavoro Michele fa l'artigiano edile. Le auto in miniatura sono diventate la sua valvola di sfogo. «Alla fine è un modo per passare una serata tutti insieme. C'è chi va in un pub a bersi una birra. Noi posizioniamo le nostre auto sulla pista e vediamo chi arriva prima». E poi ci sono le gare. Quelle vere. Lo scorso anno è stato un pilota del club «Le Ali», Stefano Gagliardi, ad aggiudicarsi il titolo di campione Open Piemonte Valle d'Aosta. Due settimane fa, proprio a Cambiano, si sono svolti gli interregionali. L'esito è stato meno fortunato. «Sarebbe meglio non parlarne. Diciamo che i giudici sono stati particolarmente fiscali: non gli sono piaciute certe limature alle carrozzerie, e molti di noi sono stati squalificati».
Adesso la squadra è al lavoro per allargare gli orizzonti. Insieme al parroco, don Mietek Olowski, si cerca di coinvolgere giovani e non per nuove iniziative. Perché sarà solo un gioco, ma a diventare adulti si fa sempre in tempo.