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STORIA E ARTE - Torre Campanaria
Torre - Scorcio verso il campanile

Descrizione

La torre campanaria (o torre porta), detta anche “porta stellina” è gemella della torre campanaria che, un tempo svettante nei pressi del campanile della chiesa parrocchiale, fu abbattuta nel giugno del 1883; alcuni dei mattoni che la costituivano furono impiegati nelle fondazioni dello stesso campanile. La seconda torre, ancora in piedi, costituiva, con la prima, un accesso al paese in tempo medievale, grazie all’ampio passo carraio, un tempo chiuso da un portone; il tetto aveva orditura lignea e manto di copertura in coppi. Si tratta di una costruzione presumibilmente databile intorno al XIII secolo, anche se fu in seguito rinnovata, aggiungendovi la meridiana e successivamente l’orologio, e ribassando l’originale arco ogivale. Da essa si accedeva alla “piazza” (attualmente via Compajre), l’unica via spaziosa all’interno delle mura. Su entrambe le torri si trovavano le sentinelle, allora dette “scolte” che, al sopraggiungere di un pericolo, avvertivano la popolazione con il suono delle campane e fuochi. Durante il giorno la porta era aperta e attentamente sorvegliata dal “clavario”, un alto funzionario della polizia urbana.


Vita attorno alla orre campanaria

La curtis di Cambiano, che nei documenti viene definita castrum seu casale, era delimitata, nel medioevo, da due torri di guardia e salvaguardia degli abitanti, situate agli estremi della "Piazza" (attualmente via Compajre, l'unica via spaziosa e carrabile all'interno delle mura, ai lati della quale sorgevano le case di abitazione e i magazzini), ognuna con la propria porta difesa da un ponte levatoio. I confini del recinto, fortificato su una "motta" (elevazione naturale del terreno), erano le vie Onorio Mosso, Cavour, Borgarelli e piazza Vittorio Veneto, che fungevano un tempo da via extra muros.

La via Compajre iniziava dalla Torre - porta, attraverso la quale si entrava nel centro abitato e si concludeva dove oggi è il municipio, dove esisteva una seconda porta, anch'essa dotata di torre di difesa, della quale poco si conosce: essa, ora non più esistente e detta "Cella" o Gemella, ma visibile in un affresco nei pressi del Comune, fu abbattuta nel giugno 1883, perché pericolante, e alcuni suoi mattoni furono impiegati nelle fondazioni del campanile della chiesa parrocchiale.

La seconda torre, ancora in piedi, detta anche "porta stellina" (perché dava verso Villastellone), era gemella della precedente e costituiva con essa un accesso al paese in tempo medievale. Essa presenta un grande passo carraio, un tempo chiuso da un portone, alto muro in laterizi, molto compatto, con la quasi totale mancanza di aperture verso l'esterno, due pareti ortogonali al muro frontale a fungere da quinte, nessun muro a protezione del lato interno, per favorire l'opera dei difensori, tetto con orditura lignea e manto di copertura in coppi. Si tratta di una costruzione presumibilmente databile intorno al XIII secolo, anche se fu in seguito rinnovata, aggiungendovi la meridiana e successivamente l'orologio, e ribassando l'originale arco ogivale.

Su entrambe le torri si trovavano le sentinelle, allora dette "scolte" che, al sopraggiungere di un pericolo, avvertivano la popolazione suonando a stormo le campane (cioè con la sturmia) e con i fuochi. Durante il giorno la porta era aperta e attentamente sorvegliata dal "clavario", così detto per l'ufficio principale che gli veniva affidato dal feudatario, dall'assemblea dei capifamiglia, sotto la sorveglianza dei due consoli, che consisteva nell'avere in consegna le chiavi delle porte della città: clavario deriva infatti dal vocabolo latino clavis (chiave).

Al mattino nelle ore fissate secondo le stagioni, se tutto era pacifico e non vi erano contrordini, veniva calato il ponte levatoio e si aprivano i due battenti della porta per dare modo ai cittadini di entrare e di uscire, grazie all'ampio passo carraio. Tuttavia ciò non significava che ognuno potesse entrare ed uscire liberamente: per precauzione sotto la porta era in funzione permanente una serie di sbarre traverse, collegate tra loro in modo da formare una specie di cancellata, manovrata volta per volta dai guardiani, alle dipendenze del clavario. Questo sbarramento nel latino medievale era chiamato garòbolus e serviva per il controllo dei passanti, in particolare forestieri.

Alla sera il ponte levatoio veniva sollevato per mezzo di catene, ostruendo l'ingresso della porta, i cui battenti venivano chiusi con chiavistelli e chiavi. I guardiaporte facevano il loro turno con le scolte. Chiusa e sbarrata la porta il compito del clavario non era terminato, ma continuava sino al mattino, concordando con il capo delle scolte per i turni di guardia alle torri, ispezionandole in caso d'allarme. Toccava anche a lui, ogni sera, dare il segnale del coprifuoco: segnale che obbligava le donne a spegnere i focolari domestici per evitare pericoli d'incendio, e tutti, uomini e donne, a rinchiudersi in casa sino al mattino. Dopo il coprifuoco nessuno poteva più circolare, ed il clavario personalmente percorreva tutte le viuzze per constatare che gli ordini venissero osservati, multando i trasgressori. Una parte delle multe o banna era di spettanza del clavario, sia come sua ricompensa per il lavoro svolto sia per eccitare il suo zelo.

Il suo compito però non era limitato ai servizi inerenti la torre, ma nei piccoli centri, come Cambiano, aveva pure la funzione di tesoriere: infatti riscuoteva i pedaggi che dovevano pagare coloro che non erano stati dispensati dall'imperatore o dai principi quando percorrevano determinate strade, ad esempio verso i Ponticelli. Riscuoteva le tasse che dovevano pagare i forestieri o mercanti che volevano dormire tranquilli tra le mura del paese; e inoltre riscuoteva le tasse (la taia) che il macellaio, il panettiere e altri bottegai e vinattieri dovevano versare in determinati tempi. Oltre questo doveva applicare e riscuotere le multe che accompagnavano le disposizioni delle autorità, che riguardavano le merci esposte nelle botteghe, le derrate che dovevano passare solo per determinate strade; e poi la pulizia delle strade che dovevano sempre essere in ordine e sgombre da rifiuti di ogni genere.

Se in quel tempo non esistevano le carte d'identità, il clavario, prima di ammettere tra le mura cittadine qualche forestiero, era tenuto a fare gli accertamenti sul conto di costoro e riferire ai consoli. Inoltre quando si presentavano alle porte persone da un passato un po' ambiguo e violento, come i bestemmiatori, gli attaccabrighe e altri, il clavario li mandava a cercare alloggio altrove se non volevano finire in prigione per i conti sempre aperti con la giustizia.

Per coloro che avevano le carte in regola e desideravano stabilirsi nella cerchia delle mura cittadine, la legislatura del tempo era precisa e le norme si riducevano al trinomio: "locus, focus et catena", e nel caso ristretto a: "focus et catena".

Chi otteneva la licenza di stabilirsi in un dato luogo (locus) costruendo una dimora stabile restava soggetto ad una tassazione molto sviluppata dai Longobardi. Questa tassa, chiamata focus, ed anche fumus, fu l'origine di quella tassa che in passato si chiamò: "fuocatico", poi "tassa di famiglia". Acquisito il diritto al "focolare domestico", al nuovo cittadino veniva concesso il permesso di appendere sopra il focolare la "catena" cui sospendeva la marmitta per il cibo della famiglia.

Se poi capitavano risse, ferimenti o uccisioni di uomini liberi il clavario non solo poteva, ma doveva portare "armi di offesa e di difesa, tam de die quam de nocte". Allora egli doveva: càpere, arestare, carcerare et detenere tutti i forestieri residenti in Cambiano, come capitò ad esempio nel 1336 quando fu ucciso uno della famiglia Capelli di Cambiano e poi nel 1337 quando le famiglie Borgarelli e Novena dovevano vendicarsi contro i soprusi della famiglia Capelli. I Capelli provenivano da Rivoli; i Borgarelli avevano dato varie serie di consoli a Cambiano.

All'inizio del XXI secolo la torre si trova in un forte stato di abbandono e degrado, per il quale il Comune ha deciso di dare avvio ad un intervento di risanamento per quella che è rimasta l'ultima testimonianza dell'epoca medievale in paese.


Ultimo aggiornamento: 30-09-2004

A cura di Elisa Marchiori